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Intervista sul quotidiano La Prealpina a cura di Vesna Zujovic (07/04/2019)
Articolo sul quotidiano La Prealpina a cura di Vesna Zujovic (31/03/2019)
Recensione di Light su All About Jazz Italia (Aug 2017), di Neri Pollastri
Recensione di Light su Jazz Convention.net (Novembre 2016), di Fabio Ciminiera  
Intervista a Rossano Baldini su Jazz Agenda (Settembre 2016).

The Esher Sessions
, editoriale di Rossano Baldini per Jay Mag (Giugno 2016)

Recensione di Lightサライ (Serai Magazine, Giappone – Mar 2016)  

I tre dischi del mese (di Naoki Hayashida, giornalista musicale, 52 anni)
“Spesso le opere d’arte più evolute ed eccelse non sono facilmente incastonabili in un unico genere e assumono forme bizzarre. “Light”, il nuovo lavoro del pianista jazz italiano Rossano Baldini, non è di certo riconducibile alla sola definizione di “jazz” ed è ricco di fascino misterioso. Sonorità seducenti incentrate su un pianoforte taciturno, a cui sono affiancati trombone, basso e percussioni. Un mondo di suoni silenziosi e dall’urbanizzazione molto accentuata. Perfino il rumore è inebriante e gradevole. La melodia celata al di sotto è di una bellezza tale da rivelare il cuore e l’anima dei brani. Chiamiamolo pure spirito italiano: la musica di Baldini fa prigioniero l’ascoltatore di dandismi intellettuali e rivela traccia delle sonorità di Debussy. L’album diviene quasi un omaggio allo scrittore Italo Calvino, è un poema, è un film.” [Traduzione di Federica Lippi, Istituto Giapponese di Cultura in Roma]  
  
Light review: サライ (Serai Magazine, Japan – Mar 2016)  The best three albums of the month (by Naoki Hayashida, music journalist, 52 years old)”Often, the most advanced and sublime works of art are not easily nestled in one genre and they take bizarre shapes. “Light”, the new album of the Italian jazz pianist Rossano Baldini, is certainly not connected to the ordinary definition of “jazz” and is full of mysterious charm. Seductive sonorities focused on a taciturn piano, which is supported by trombone, bass and percussion. A world of silent sounds and with an urbanization very strong. Even the noise is inebriating and pleasant. The melody concealed below is such beautiful to reveal the heart and the soul of the songs. Let’s call it pure Italian spirit: Baldini’s music makes the listener prisoner of intellectual dandyism and reveals memories of Debussy sonorities. The album becomes almost an homage to writer Italo Calvino, it’s a poem, it’s a movie. “

Recensione di Light: strategie oblique (03/01/2016) di Roberto Paviglianiti
Recensione di It Won’t Be LateCorriere Della Sera –  Sette (n. 46/ 2012).
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Recensione di It Won’t Be Late: Musica Jazz (n. 747 – Feb 2013).

Recensione di It Won’t Be LateAlias – Il Manifesto (27 Aprile 2013).

It Won’t Be Late review: Alias – Il Manifesto( April 27th 2013).

                                                       Di / By Guido Festinese.
L’uomo – orchestra è sempre gentile
Un tocco di evidente estrazione classica, misurato, dal quale ci si attende subito molto, e molto restituisce: con la musica, ma anche con i silenzi che interagiscono con le note. E’ l’ottimo debutto di Rossano Baldini in It Won’t Be Late (Albòre Jazz). Il giovane pianista romano è membro del’Orchestra Italiana Del Cinema, ma in solitudine diventa un gentile uomo – orchestra, con molti debiti verso Debussy, Ravel, Bill Evans. Repertorio esattamente in bilico tra standard (notevole la resa della coltroniana Naima) e buone composizioni originali.
The orchestra – man is always gentle
A touch of evident classical influence, careful, from which you expect a lot very soon, and a lot it gives you back: with music, but also with silences that interact with notes. This is the excellent Rossano Baldini’s debut It Won’t Be Late (Albòre Jazz). The young Roman pianist is a member of the Orchestra Italiana Del Cinema, but in solitude he becomes a gentle orchestra – man, with many debts to Debussy, Ravel, Bill Evans. The repertoire is exactly balanced between standards (noteworthy his version of Coltrane’s Naima) and good original compositions.

Recensione di It Won’t Be LateLa Gazzetta Del Litorale (13 Ottobre 2013).

Recensione di It Won’t Be LateSarai (Set/Ott 2012), Giappone.
Di Naoki Hayashida.

“Ho trovato un disco di pianoforte puro, fresco e poetico: è “It Won’t Be Late” di un pianista italiano, Rossano Baldini. Sin da piccolo, Baldini si è appassionato alla musica classica, al jazz, al blues e alla composizione. In seguito, si è laureato in pianoforte presso il Conservatorio “S. Cecilia” di Roma; poi, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, si è laureato al DAMS di Roma Tre, con tesi su Beethoven e le variazioni della Sonata per Pianoforte Op. 111. Attualmente ha varie collaborazioni in diversi ambiti, non solo nel jazz, ma anche nel rock e nelle colonne sonore. Il suono del pianoforte di Baldini risente di tutte queste varie e profonde esperienze, così come la sua precisa capacità compositiva. La sua musica, sempre con uno sguardo jazzistico, porta l’ascoltatore in un mondo intimo, che ci ricorda gli ultimi anni di vita di Beethoven e Brahms. In solitudine, ma con speranza. Un disco che vorremmo ascoltare quando si è quieti e da soli.”

It Won’t Be Late review:Sarai (Sep/Oct 2012), Japan. By Naoki Hayashida.
“I found out a pure, bright and poetic piano record: it is “It Won’t Be Late” by an italian pianist, Rossano Baldini. Since his childhood, Baldini was fond of classical music, jazz, blues and musical composition. Later, he graduated in piano at the “S. Cecilia” Conservatory of Music in Rome; then, before moving to the United States, he graduated from DAMS (Disciplines of Arts, Music and Performing Arts) from “Roma Tre” University of Rome, with a concluding essay on Beethoven’s variations in the Piano Sonata Op. 111. Currently, he has several collaborations not only in the jazz arena, but also with rock and soundtracks artist. The sound of Baldini’s piano is influenced by all these different and profound experiences, as well as its precise compositional skills. His music, always jazz oriented, takes the listener to an intimate world that reminds us of the last Beethoven and Brahms years. In solitude, but with hope. A record that we would like to hear when we are calm and alone.”


Recensione di It Won’t Be LateAudio Basics (Vol. 63/2012), Giappone.
“In confronto a Tim Lapthorn, un altro pianista che ho recensito sulla pagina opposta, la musica di Rossano Baldini è più estetica e lirica, forse perché è competente anche nella musica classica. Ascoltando il suo Monk’s Mood, che suona anche Eric Reed nel suo ultimo CD sotto, si può confermare più distinzione e trasparenza. Le sue composizioni, per esempio Theme For JonRubber Wall e Elegy, rappresentano bene la sua particolarità e personalità, sempre liriche e profonde che possono affascinare anche gli ascoltatori della musica classica. Benchè a volte questa espressione possa essere considerata negativa, soprattutto per il jazz, nel caso di Baldini non è così, perchè il suo il mondo musicale è così intenso e originale. Degno di nota è anche il suono del pianoforte, molto bello.”  

It Won’t Be Late review: Audio Basics (Vol. 63/2012), Japan.
“In comparison with Tim Lapthorn, another pianist I reviewed on the facing page, the music of Rossano Baldini is more aesthetic and lyrical, maybe because he’s also qualified in classical music. Listening to his Monk’s Mood, which also Eric Reed plays in his latest CD below, we can notice more distinction and transparency. His compositions, such as Theme For JonRubber Wall and Elegy, express well his own particular personality, always deep and lyrical which can also fascinate classical music listeners. Although this expression sometimes can be considered negative, especially in the jazz area, this is not case of Baldini’s music, because of its pathos and peculiarity. Noteworthy the piano sound, very nice.”

Recensione concerto Milestone Jazz ClubLibertà (8 gennaio 2010), Piacenza. 
Di Pietro Corvi.


“Rossano Baldini, al piano intenso e coinvolgente, energico, completamente calato nella parte con sincero ed intimo trasporto e padrone dei suoi mezzi. Ricorda il pianismo di Mehldau, con quella capacità di studiare e sondare le reiterazioni di nuclei melodici scomodando anche le ottave più basse ed inquietanti della tastiera. Focosa, intensa e adombrante la sua travolgente Caravan di Ellington, in solo, sapientemente e originalmente miscelata a Pyramid Song dei Radiohead. Con la dolce nina nanna A Child Is Borndi Jones e la celebre Dindi di Jobim ha restituito calore, passione e sentimento, lasciando tutti attoniti con una piccola chiosa monumentale.”